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NON SIAMO NATI PER SOFFRIRE

A cura di Laura Gatti

 

7 Luglio 2016

IMS Health ha partecipato al convegno Impact proactive 2016 ‘the disparities’ con una relazione sull’utilizzo dei farmaci per il trattamento del dolore benigno moderato/grave in Italia ed il confronto rispetto agli altri paesi Europei e gli Stati Uniti.

La legge 38/2010 ‘Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore’, è una legge davvero innovativa anche nel confronto con il panorama legislativo europeo.

In Italia per la prima volta, attraverso questa legge, si tutela e si garantisce l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore a favore del malato con malattia inguaribile o affetto da patologia cronica dolorosa, nell’obiettivo di assicurare il rispetto della dignità e dell’autonomia della persona umana, il bisogno di salute, l’equità nell’accesso all’assistenza su tutto il territorio nazionale, la qualità delle cure e la loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze.

Tuttavia l’applicazione della normativa nel nostro paese, a detta di molti operatori, è ancora incompiuta o comunque attuata in modo disomogeneo e discontinuo.

Le informazioni analizzate nel corso della relazione di Sergio Liberatore, Amministratore Delegato di IMS Health Italia, sembrano confermare questa situazione.

Circa il 20% della popolazione soffre di dolore cronico ed, infatti, in Italia i pazienti non ospedalizzati trattati almeno una volta in corso d’anno con farmaci antidolorifici sono oltre dieci milioni secondo le stime di IMS Health. Solamente il 15% tuttavia riceve un trattamento a base di oppiodi (forti o deboli) che sarebbe indicato per il dolore moderato/grave secondo le linee guida della WHO Pain Ladder.

Terapia del dolore | Non siamo nati per soffrire | Magazine IMS Health

Nel confronto con i principali mercati europei e USA, il nostro paese è all’ultimo posto per utilizzo e spesa pro-capite di questi farmaci mentre domina le graduatorie sui consumi dei FANS.

A valle della approvazione della legge 38 (2010-2013) si era registrato un trend abbastanza incoraggiante nella prescrizione appropriata di farmaci per il trattamento del dolore cronico ma la situazione oggi non è significativamente migliorata rispetto ad allora.

L’allarme provocato dal picco di decessi negli Stati Uniti collegato all’abuso di oppioidi non ha certamente aiutato. Occorre tuttavia sottolineare che la normativa statunitense di prescrizione e distribuzione dei farmaci oppioidi forti è significativamente diversa poiché prevedeva la possibilità di prescrivere da parte di figure non mediche (infermieri), la ripetibilità della ricetta praticamente senza limite e senza l’obbligo di identificazione certa del paziente. La frammentarietà della regolamentazione fra stato e stato ha facilitato le irregolarità.

Terapia del dolore | Non siamo nati per soffrire | Magazine IMS Health

Nonostante dal 2013 al 2015 le prescrizioni in molti stati siano diminuite del 22% i consumi pro-capite USA restano undici volte superiori a quelli Italiani e quasi doppi rispetto al Regno Unito ove pure il trattamento antidolorifico con oppioidi è ampiamente applicato.

In generale le evidenze sui consumi portano a concludere che, benché l’attenzione circa l’appropriatezza prescrittiva sia dovuta a garanzia della salute dei pazienti, la preoccupazione sull’abuso in Italia non sia motivata. Permane piuttosto il dubbio che il dolore cronico non venga adeguatamente trattato (quantitativamente e qualitativamente) e che rimangano disparità sulla convinzione che ‘non siamo nati per soffrire’.

 

 

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